Sommario: 1. Il dovere di obbedienza del lavoratore 2. La contestazione disciplinare 3. Le sanzioni disciplinari: quali sono? 1. […]

Fringe Benefits, le principali FAQ
I fringe benefits sono compensi in natura, ossia beni o servizi (non denaro), che l’azienda offre al lavoratore come integrazione alla normale retribuzione. La loro concessione è generalmente discrezionale e dipende dalla politica aziendale, salvo nei casi in cui il CCNL applicato preveda l’obbligatorietà.
I Fringe Benefits sono regolamentati dall'articolo 51 del DPR 917/1986 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).
Gli esempi più comuni sono: il computer portatile, il tablet, il telefono cellulare, l'alloggio, l'automobile aziendale in uso promiscuo, i buoni pasto, il carburante, le gift card, contributi per enti o casse di assistenza sanitaria, finanziamenti alla previdenza complementare, polizze assicurative, affitto della prima casa, bolletta della luce, ecc.
I beni e/o servizi riconosciuti dal datore di lavoro ai lavoratori sono principalmente di due tipi: beni prodotti dall'azienda (il valore del Fringe Benefit da considerare è quello medio di vendita del bene al grossista); beni o servizi acquistati da un fornitore esterno (il valore del Benefit è pari al costo d'acquisto del Voucher).
I fringe benefits, essendo compensi in natura, fanno parte della retribuzione e sono generalmente soggetti a IRPEF e contribuzione INPS, in quanto concorrono alla formazione del reddito da lavoro. Tuttavia, l'articolo 51 del TUIR prevede un’esenzione: se il loro valore complessivo non supera i 258,23 euro annui, non sono soggetti né a imposte né a contributi. Fino al 31 dicembre 2024, questa soglia è stata temporaneamente innalzata a 1000 euro per i lavoratori senza figli a carico e a 2000 euro per quelli con figli a carico. Oltre tali limiti, l’intero importo del fringe benefit diventa imponibile!
Per ottenere l’esenzione fino a 2000 euro sui fringe benefits prevista per i lavoratori con figli a carico nel 2024, il dipendente deve fornire al datore di lavoro un’autocertificazione in cui dichiara di avere figli a carico. Questa dichiarazione è necessaria affinché il datore possa applicare correttamente la soglia di esenzione prevista dalla normativa.